RECENSIONE: ABZU_PC/PS4

Avete familiarità con il concetto di Ying e Yang? I due opposti che si contendono l’unità, entrambi parte l’uno dell’altro pur nella loro diversità: unici ed indivisibili, diversi ma simili. Entrambi sono necessari per comprendere e comprendersi. Ora che avete un quadro sommario di questa affascinante analisi filosofica dell’essere, prendete ABZU e JOURNEY. Entrambi prodotti dalla 505 Games (divisione di Digital Bros) ed  entrambi esuli nell’universo del videogioco convenzionale, entrambi tanto profondi da non poter essere definiti se non con il termine ARTE, tanto abusato nell’industria videoludica quanto spesso dimenticato, in nome di una presunta onestà intellettuale che a volte ancora blocca persino gli esperti del settore dall’usare questo termine. Prendete, dicevo, ABZU e JOURNEY: essi sono, di fatto, lo Yang e lo Ying di un'unica grande esperienza estraniante e magica, unica e diversa. Un viaggio nelle nostre menti e ben oltre.

Un’introduzione davvero figa eh? Sono o non sono un poeta? Vabbè lasciamo perdere. Il succo di tutta questa pappardella pseudointellettuale è farvi comprendere che ABZU è un sacco di cose che JOURNEY non era, e JOURNEY era un sacco di cose che ABZU non è. Ma anche, che ABZU è MOLTO di JOURNEY e JOURNEY e’ MOLTO di ABZU. Insomma, sono come gli angoli complementari. Confusi vero? Dai che allora il mio lavoro lo ho fatto bene anche oggi, e non vi ho fatto capire una mazza. Perciò, andiamo con ordine, ed iniziamo dalle basi...

>NUOTA E NUOTA, ZITTO E NUOTA

ABZU è un videogioco ambientato sott’acqua. E questo comporta che OMMIODDIO COSA HAI APPENA DETTO I LIVELLI SUBACQUEI SONO ODIATI DA SEMPRE SANTISSIMA ETERNITA’ ZELDOSA SOGNO QUEL TEMPIO TUTTE LE NOTTI CHE ARCEUS MANDA IN TERRA. In definitiva, il primo successo di ABZU è trasformare un incubo in un sogno, rendendo questa ESPERIENZA INTERAMENTE SUBACQUEA una delle migliori, se non LA MIGLIORE mai sperimentata in un videogioco. Partiamo “dal fondo” quindi (haha capito? Sott’acqua, dal fondo, hahaha) ovvero dalla GIOCABILITA’ di ABZU. Essa è definibile come “il fondo” del gioco dal momento che, come è ovvio, un videogame in quanto tale si basa sull’efficacia della giocabilità, intesa come reattività ai comandi, possibilità di controllo dei movimenti della nostra protagonista scuba diver. Perciò, si trova “alla base”, ed è in qualche modo portante.

MA, è anche vero che l’efficacia di ABZU a 360 gradi, OLTRE il suo essere un videogioco, non risiede certamente nella giocabilità. Parlare di questa come primo elemento caratteristico di ABZU significa perciò partire “dal fondo”, dall’elemento meno caratterizzante. Inutile dire che, nonostante questa considerazione, ritengo IMPORTANTISSIMO il fatto che le semplici azioni garantite dai comandi di gioco riescano a garantire un’esperienza pulita e precisa: esattamente ciò di cui un gioco come ABZU ha bisogno. Il gioco fa sue le meccaniche già viste in altre sessioni sott’acqua, ma ne leviga gli spigoli a regola d’arte, in modo che il prodotto finito risulti meno opprimente e spigoloso. Una levetta per muoversi, una per dirigere la visuale a 360 gradi intorno a noi (indipendentemente dal movimento del personaggio), un tasto per accelerare ed uno per interagire con gli oggetti e la fauna ittica circostante. Ecco tutto ciò di cui ABZU ha bisogno, esattamente quanto basta per giocare senza impicciarsi con i comandi, perdendo così di vista il fulcro del gioco: l’ambientazione.

>SEGUENDO LA CORRENTE

Respirare non serve. Niente bolle da scoppiare, bombole che si esauriscono, scattare verso grotte semisommerse per carpire un po' di ossigeno o altro. Nulla interromperà la vostra esplorazione, che può così proseguire indisturbata seguendo i vostri tempi e le vostre necessità. D’altronde, parlare di durata per un gioco come ABZU significherebbe privarlo della carica emozionale di cui è pregno, limitandola in un arco di tempo che non necessariamente sarà sufficiente per completare la vostra personalissima esperienza sottomarina. Il tempo è relativo dunque, e non solo perché è Einstein a dirlo. E vi garantisco che per la maggior parte lo spenderete osservando il meraviglioso paesaggio abissale, talvolta brulicante di vita, talvolta desolatamente buio e vuoto, sempre “fantasticamente realistico” e capace perciò di stimolare la fantasia attraverso la voglia di scoprire cosa si cela dietro particolari segreti, o semplicemente quali creature marine ci terranno compagnia in determinati frangenti del gioco. Se in JOURNEY il senso di desolazione e meraviglia era raggiunto attraverso le rovine, il vuoto, il lento danzare della sabbia con il vento caldo dell’est, in ABZU gli sviluppatori sono riusciti (ricollegandoci al discorso di Ying e Yang) a regalarci una sensazione del tutto equiparabile di solitudine e calma, veicolandola però attraverso sentimenti opposti a quelli di Journey. La VITA, il guizzo rapido dei pesci più piccoli, il lento incedere pinnata dopo pinnata di quelli più grandi, lo sciabordio delle onde comunicato attraverso il sinuoso ondeggiare delle alghe, un raggio di luce filtrato attraverso la rifrazione dell’acqua sopra alle nostre teste saranno i messaggeri di un’inedita apprensione nei nostri cuori. Sentirsi soli, in questo caso, non significa più ESSERE SOLI, come accadeva invece in Journey. Ed anzi, per distaccarsi ulteriormente da quel tipo di sensazione, non esiste multiplayer, facendo sì che, paradossalmente, la solitudine di ABZU, pur in questo intrecciarsi vitale di fauna sottomarina, sia effettivamente più reale di quella di Journey. Capite adesso? Una parte del tutto che sia ciò che le altre parti non possono essere, ma che comprende in sé il contrario di sé stessa. Ying e Yang.

Lasciarsi portar dalle correnti o “cantare” con i pesci diventa perciò un atto liberatorio che si svolge in piena libertà, indipendente dalle azioni di altri se non dalle nostre. Infine, un plauso va all’intelligenza artificiale di cui sono è stato dotato tutto il bestiario di ABZU. Senza di essa gran parte dell’immersione (hahaha, capito? IMMERSIONE! Ok la smetto) sarebbe andata perduta, vanificando il castello di cui sopra, che si basa anche e soprattutto sul convincerci che siamo REALMENTE immersi ventimila leghe sotto i mari.

>IN CONCLUSIONE: MOZZAFIATO

Per molti di voi ABZU sarà un breve intervallo: un’esperienza della durata di un’unica sessione di gioco. Eppure, un’esperienza difficilmente dimenticabile, specie nel panorama videoludico attuale. Come ho già detto all’inizio di questa recensione, il termine ARTE è sia abusato che ingiustamente inutilizzato, forse per le medesime ragioni. L’abuso porta infatti ad un lento assuefarsi, che lo rende, difatto, privo di valore. Perché se tutti sono speciali allora nessuno lo è più davvero.


Eppure ABZU è speciale. Speciale davvero. Ce lo comunicano l’attenzione ai dettagli tesi a migliorare la giocabilità rispetto allo "standard videoludico acquatico", i movimenti del nostro personaggio dunque, l’IA della fauna ittica presente, le ambientazioni talmente fantastiche da diventare quasi un sogno. Ambientazioni piene di vita, eppure capaci di farci sentire soli, nel senso più positivo possibile. Meditare è, non a caso, una delle azioni più emblematiche concesse in alcune aree di ABZU, azione che ci fissa immobili in un punto della zona in cui ci troviamo consentendoci di librare il nostro sguardo con una prospettiva più ampia tutto intorno a noi. ABZU è un videogioco CATARTICO e liberatorio, una perla (è proprio il caso di dirlo) la cui ostrica si schiude dinanzi a noi sia su PC che su PS4. Una perla rara, ve lo assicuro, che non potete e non dovete lasciarvi sfuggire, se siete amanti come lo sono io di un tipo di avventura meno frenetica del normale, ma non per questo meno gratificante. Un’avventura che fa di sé stessa e della meditazione il centro delle azioni del nostro personaggio, e che rapisce usando il linguaggio della musica, dei suoni, dei colori, tutto teso a farci perdere nei nostri più reconditi pensieri.

Come accadde per Journey NON A TUTTI è gradito un simile peregrinare, e dietro ogni scoglio o nascosto da un banco di triglie può celarsi, per alcuni la noia o l'insoddisfazione per l'esigua effettiva durata del titolo quando giocato senza interruzioni "da cima a fondo". Ma va bene così. Giocatelo con calma, quindi, ed il suo potenziale catartico sarà liberato. Divoratelo come uno squalo, e vi resterà la fame. Siate affamati dunque, ma non folli.

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